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	<title>Commenti a: Atenei: costruire le nuove identità</title>
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	<description>Riforma Universitaria:seminari CRUI di accompagnamento all’applicazione della legge n. 240/2010</description>
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		<title>Di: stefano</title>
		<link>http://240inpratica.net/atenei-costruire-le-nuove-identita/#comment-95</link>
		<dc:creator><![CDATA[stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 12:47:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Naturalmente le bozze di statuto NON sono assolutamente riservate. Come pensi che possa essere riservato il lavoro fatto da un gruppo di 15 persone che si riunisce in sedute pubbliche?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Naturalmente le bozze di statuto NON sono assolutamente riservate. Come pensi che possa essere riservato il lavoro fatto da un gruppo di 15 persone che si riunisce in sedute pubbliche?</p>
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		<title>Di: andrea ceglie</title>
		<link>http://240inpratica.net/atenei-costruire-le-nuove-identita/#comment-63</link>
		<dc:creator><![CDATA[andrea ceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 16:51:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[la risposta al mio commento del 26 maggio l&#039;ho trovata nel Resoconto dell&#039;ultima seduta della CRUI  ovvero:

&quot;Statuti ex lege 240/2010 - Il Rettore Paleari riferisce sulla ricognizione che la CRUI sta effettuando sui nuovi statuti che le Università stanno predisponendo ai sensi della Legge n. 240/2010. I dati raccolti verranno inseriti in un apposito quadro sinottico e saranno accessibili ai Rettori sul sito della CRUI con accesso ristretto mediante password di sicurezza, aggiornati periodicamente in itinere.&quot;

Quindi, solo i Rettori avranno accesso a quella informazione che il Rettore Paleari, mi pare, promettesse a tutti!!! 
conoscerò le scelte della Commissione Statuto della mia Sede (che, per fortuna, non ho contribuito a designare) solo a cose fatte!
grazie.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la risposta al mio commento del 26 maggio l&#8217;ho trovata nel Resoconto dell&#8217;ultima seduta della CRUI  ovvero:</p>
<p>&#8220;Statuti ex lege 240/2010 &#8211; Il Rettore Paleari riferisce sulla ricognizione che la CRUI sta effettuando sui nuovi statuti che le Università stanno predisponendo ai sensi della Legge n. 240/2010. I dati raccolti verranno inseriti in un apposito quadro sinottico e saranno accessibili ai Rettori sul sito della CRUI con accesso ristretto mediante password di sicurezza, aggiornati periodicamente in itinere.&#8221;</p>
<p>Quindi, solo i Rettori avranno accesso a quella informazione che il Rettore Paleari, mi pare, promettesse a tutti!!!<br />
conoscerò le scelte della Commissione Statuto della mia Sede (che, per fortuna, non ho contribuito a designare) solo a cose fatte!<br />
grazie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea ceglie</title>
		<link>http://240inpratica.net/atenei-costruire-le-nuove-identita/#comment-61</link>
		<dc:creator><![CDATA[andrea ceglie]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 13:02:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[e  la tavola sinottica che il Rettore Paleari diceva sarebbe stata pronta entro il 15 maggio, con aggiornamenti ogni 15 gg., DOV&#039;E&#039; ??]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e  la tavola sinottica che il Rettore Paleari diceva sarebbe stata pronta entro il 15 maggio, con aggiornamenti ogni 15 gg., DOV&#8217;E&#8217; ??</p>
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	<item>
		<title>Di: luca mechelli</title>
		<link>http://240inpratica.net/atenei-costruire-le-nuove-identita/#comment-56</link>
		<dc:creator><![CDATA[luca mechelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2011 08:51:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Particolarmente utile risulta la possibilità di vedere o rivedere interventi, relazioni o interi seminari svolti nel corso dell&#039;applicazione della nuova riforma universitaria.
Un vivo ringraziamento per questa opportunità!
Luca Mechelli]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Particolarmente utile risulta la possibilità di vedere o rivedere interventi, relazioni o interi seminari svolti nel corso dell&#8217;applicazione della nuova riforma universitaria.<br />
Un vivo ringraziamento per questa opportunità!<br />
Luca Mechelli</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Maria Paola Bonacina</title>
		<link>http://240inpratica.net/atenei-costruire-le-nuove-identita/#comment-54</link>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Paola Bonacina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2011 20:31:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://240inpratica.net/?page_id=466#comment-54</guid>
		<description><![CDATA[Il convegno CRUI dello scorso 4 maggio è stato splendido, ma si è forse sentita un po&#039; la mancanza di
1. una prospettiva europea,
2. una prospettiva storica, e
3. una trattazione del tema strutture di raccordo, o nuove facoltà, e dipartimenti.

E&#039; vero che la CRUI ha già contribuito alla prospettiva europea con il pregevolissimo lavoro di Giliberto Capano e Mariano Regini sull&#039;analisi comparata delle forme di governo dell&#039;Università in Europa, ma anche per continuare in questa direzione si confida in altri momenti per discutere come usare la Legge 240/2010 per mettere l&#039;organizzazione degli Atenei italiani in sintonia con le migliori prassi internazionali. Poichè la storia dell&#039;università in Italia è millenaria, sarebbe bello unire alla prospettiva europea una prospettiva storica che risalga fino alle origini medioevali dell&#039;Università, attraverso il Rinascimento e le accademie, l&#039;Illuminismo, e i secoli XIX e XX. Questo aiuterebbe a leggere la Legge 240/2010 anche per conservare quanto c&#039;è di nobile nella storia universitaria italiana. Infine probabilmente non si è parlato di strutture decentrate a causa dello stato ancora preliminare dei lavori. In fiduciosa attesa di altri convegni CRUI su questi temi, proviamo a guardare alla questione facoltà/dipartimenti con qualche elemento storico ed internazionale.

Le Università si organizzarono in Facultates o Collegia sin dalle origini, o al più tardi nel XIV secolo. In Europa è prevalso il nome Facoltà, mentre in Nord America il nome College indica la struttura Facoltà, e &quot;faculty&quot; significa &quot;corpo docente&quot;. Il Dipartimento compare per la prima volta nel 1824 in una proposta di Thomas Jefferson per organizzare l&#039;unico College, che allora costituiva quella che è oggi l&#039;Università della Virginia, in quattro divisioni, dette appunto Dipartimenti. Il Dipartimento fu definito da Jefferson come &quot;single-discipline school&quot; cioè scuola di una singola disciplina. Quindi il Dipartimento nasce con tre connotazioni ben precise:
-- si occupa della didattica,
-- è mono-disciplinare,
-- è una sotto-struttura di un College/Facoltà.
La proposta di Jefferson non fu subito attuata e i dipartimenti si diffusero negli Stati Uniti molto lentamente nel corso del XIX secolo: Cornell University e Johns Hopkins li adottarono nel 1880, Harvard nel 1890, seguita da Columbia, Yale e Princeton. Il Dipartimento si diffonde poi al di fuori del Nord America nella seconda metà del XX secolo.

In Italia i Dipartimenti furono introdotti senza le caratteristiche dell&#039;originale: non si occupano di didattica, sono spesso multi-disciplinari, e stanno in parte alle Facoltà e non dentro di esse. La Legge 240 ci dà la possibilità storica di rimediare, riunificando didattica e ricerca nel Dipartimento, e mettendo i Dipartimenti dentro strutture di raccordo intermedie tra i Dipartimenti e l&#039;Ateneo. Così avremmo tre risultati:
1. Ci metteremmo in sintonia con l&#039;Europa,
2. Daremmo ai Dipartimenti più forza e più autonomia, e
3. Conserveremmo un pezzo di eredità storica italiana.

In Europa, in America, invero in tutto il mondo, le Università che fanno sia ricerca che didattica sono articolate in Facoltà/Colleges che a loro volta si articolano in Dipartimenti, secondo una classica struttura ad albero. Le piccole Università che fanno solo didattica sono organizzate direttamente in Dipartimenti con l&#039;Università coincidente con l&#039;unica Facoltà/College (il cosiddetto &quot;teaching college&quot;). Dunque se si diffondesse una lettura della Legge 240/2010 che organizza le Università direttamente in Dipartimenti, si rischierebbe un fenomeno di auto-degradazione delle Università italiane, che si darebbero la struttura che nel mondo è tipica di istituzioni di second&#039;ordine nella formazione post-secondaria. Poichè la Legge 240/2010 è caratterizzata da una certa spinta centralizzatrice nel rapporto tra le Università e il Ministero, si rischia così di avere simultaneamente degradazione e centralizzazione: l&#039;università si degraderebbe a Facoltà/College, il Rettore si degraderebbe a Preside/Dean, mentre il Ministro assurgerebbe a unico vero Rettore di tutto il sistema.

La Legge 240/2010 è caratterizzata da una spinta centralizzatrice anche nel rapporto tra Ateneo e strutture periferiche, grazie al rafforzamento delle prerogative del Rettore e del Consiglio d&#039;Amministrazione. Strutture intermedie, dette nuove Facoltà, potrebbero giocare un ruolo cruciale anche alla luce di questa spinta, e della ridefinizione e separazione dei compiti tra Consiglio d&#039;Amministrazione e Senato Accademico, di cui si è così ben dibattuto nel convegno del 4 maggio. Poichè il nuovo Senato Accademico è una camera di rappresentanza, e non un organo di governo, ed ha ruolo solo consultivo verso il CdA, il Senato Accademico difficilmente potrà essere il collegamento tra Ateneo/CdA e Dipartimenti. Inoltre il Senato Accademico sarà tanto più disomogeneo dal punto di vista disciplinare quanto più sarà rappresentativo della diversità disciplinare dell&#039;Ateneo. Pertanto non può rappresentare un secondo livello, meno omogeneo del Dipartimento, ma più omogeneo dell&#039;Ateneo. Minore è l&#039;omogeneità più è difficile entrare nel merito. Meno si può entrare nel merito più è probabile che una logica distributiva sia l&#039;unica esperibile.

Proviamo invece a mettere le nuove Facoltà tra Consiglio d&#039;Amministrazione e Dipartimenti, con funzione di collegamento bidirezionale. In questo modo davanti a Rettore/Consiglio d&#039;Amministrazione arrivano proposte vagliate da più livelli accademici, e quindi più robuste, più meditate, e più difficilmente rovesciabili all&#039;ultimo stadio. Poichè queste sono le proposte originate nei Dipartimenti ecco che le proposte dei Dipartimenti arrivano in Ateneo più forti. La nuova Facoltà è retta da un nuovo Consiglio di Facoltà dove seggono i Direttori dei Dipartimenti costituenti e i Presidenti/Coordinatori dei Corsi di Laurea/Laurea Magistrale/Dottorato dei medesimi Dipartimenti. Quest&#039;organo è espressione dei Dipartimenti ed è più omogeneo del Senato Accademico. Quindi permette quel coordinamento, quella sintesi, quella integrazione delle proposte dipartimentali su base di maggiore omogeneità relativa che il Senato Accademico difficilmente potrebbe realizzare.

Infine, conservare la terminologia storica Facoltà/Preside sarebbe importantissimo per la riconoscibilità all&#039;esterno, nella società civile, e per evitare disorientamento. Paesi di storia più breve della nostra, come gli Stati Uniti, conservano la terminologia medioevale (e.g., Facoltà di Arti Liberali, insegnamenti di Retorica): perchè proprio noi, con una storia millenaria, dovremmo perderla?
I colleghi da altri Paesi sono increduli e dicono: abbiamo sempre pensato che l&#039;organizzazione dell&#039;università storicamente venisse dall&#039;Italia, come è possibile che proprio voi non abbiate più le Facultates oltre ai Dipartimenti?
Si è intitolato il convegno &quot;Atenei: Costruire le nuove identità&quot;: come si può costruire il futuro e soprattutto nuove identità senza partire dalla storia, e non solo da quella recente?
Innovare significa rinnovare i contenuti, non i nomi: i nomi classici restino, per mantenere la memoria storica, di cui si nutre l&#039;identità.

Grazie dell&#039;ospitalità,
Maria Paola Bonacina
(Professoressa Ordinaria)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il convegno CRUI dello scorso 4 maggio è stato splendido, ma si è forse sentita un po&#8217; la mancanza di<br />
1. una prospettiva europea,<br />
2. una prospettiva storica, e<br />
3. una trattazione del tema strutture di raccordo, o nuove facoltà, e dipartimenti.</p>
<p>E&#8217; vero che la CRUI ha già contribuito alla prospettiva europea con il pregevolissimo lavoro di Giliberto Capano e Mariano Regini sull&#8217;analisi comparata delle forme di governo dell&#8217;Università in Europa, ma anche per continuare in questa direzione si confida in altri momenti per discutere come usare la Legge 240/2010 per mettere l&#8217;organizzazione degli Atenei italiani in sintonia con le migliori prassi internazionali. Poichè la storia dell&#8217;università in Italia è millenaria, sarebbe bello unire alla prospettiva europea una prospettiva storica che risalga fino alle origini medioevali dell&#8217;Università, attraverso il Rinascimento e le accademie, l&#8217;Illuminismo, e i secoli XIX e XX. Questo aiuterebbe a leggere la Legge 240/2010 anche per conservare quanto c&#8217;è di nobile nella storia universitaria italiana. Infine probabilmente non si è parlato di strutture decentrate a causa dello stato ancora preliminare dei lavori. In fiduciosa attesa di altri convegni CRUI su questi temi, proviamo a guardare alla questione facoltà/dipartimenti con qualche elemento storico ed internazionale.</p>
<p>Le Università si organizzarono in Facultates o Collegia sin dalle origini, o al più tardi nel XIV secolo. In Europa è prevalso il nome Facoltà, mentre in Nord America il nome College indica la struttura Facoltà, e &#8220;faculty&#8221; significa &#8220;corpo docente&#8221;. Il Dipartimento compare per la prima volta nel 1824 in una proposta di Thomas Jefferson per organizzare l&#8217;unico College, che allora costituiva quella che è oggi l&#8217;Università della Virginia, in quattro divisioni, dette appunto Dipartimenti. Il Dipartimento fu definito da Jefferson come &#8220;single-discipline school&#8221; cioè scuola di una singola disciplina. Quindi il Dipartimento nasce con tre connotazioni ben precise:<br />
&#8211; si occupa della didattica,<br />
&#8211; è mono-disciplinare,<br />
&#8211; è una sotto-struttura di un College/Facoltà.<br />
La proposta di Jefferson non fu subito attuata e i dipartimenti si diffusero negli Stati Uniti molto lentamente nel corso del XIX secolo: Cornell University e Johns Hopkins li adottarono nel 1880, Harvard nel 1890, seguita da Columbia, Yale e Princeton. Il Dipartimento si diffonde poi al di fuori del Nord America nella seconda metà del XX secolo.</p>
<p>In Italia i Dipartimenti furono introdotti senza le caratteristiche dell&#8217;originale: non si occupano di didattica, sono spesso multi-disciplinari, e stanno in parte alle Facoltà e non dentro di esse. La Legge 240 ci dà la possibilità storica di rimediare, riunificando didattica e ricerca nel Dipartimento, e mettendo i Dipartimenti dentro strutture di raccordo intermedie tra i Dipartimenti e l&#8217;Ateneo. Così avremmo tre risultati:<br />
1. Ci metteremmo in sintonia con l&#8217;Europa,<br />
2. Daremmo ai Dipartimenti più forza e più autonomia, e<br />
3. Conserveremmo un pezzo di eredità storica italiana.</p>
<p>In Europa, in America, invero in tutto il mondo, le Università che fanno sia ricerca che didattica sono articolate in Facoltà/Colleges che a loro volta si articolano in Dipartimenti, secondo una classica struttura ad albero. Le piccole Università che fanno solo didattica sono organizzate direttamente in Dipartimenti con l&#8217;Università coincidente con l&#8217;unica Facoltà/College (il cosiddetto &#8220;teaching college&#8221;). Dunque se si diffondesse una lettura della Legge 240/2010 che organizza le Università direttamente in Dipartimenti, si rischierebbe un fenomeno di auto-degradazione delle Università italiane, che si darebbero la struttura che nel mondo è tipica di istituzioni di second&#8217;ordine nella formazione post-secondaria. Poichè la Legge 240/2010 è caratterizzata da una certa spinta centralizzatrice nel rapporto tra le Università e il Ministero, si rischia così di avere simultaneamente degradazione e centralizzazione: l&#8217;università si degraderebbe a Facoltà/College, il Rettore si degraderebbe a Preside/Dean, mentre il Ministro assurgerebbe a unico vero Rettore di tutto il sistema.</p>
<p>La Legge 240/2010 è caratterizzata da una spinta centralizzatrice anche nel rapporto tra Ateneo e strutture periferiche, grazie al rafforzamento delle prerogative del Rettore e del Consiglio d&#8217;Amministrazione. Strutture intermedie, dette nuove Facoltà, potrebbero giocare un ruolo cruciale anche alla luce di questa spinta, e della ridefinizione e separazione dei compiti tra Consiglio d&#8217;Amministrazione e Senato Accademico, di cui si è così ben dibattuto nel convegno del 4 maggio. Poichè il nuovo Senato Accademico è una camera di rappresentanza, e non un organo di governo, ed ha ruolo solo consultivo verso il CdA, il Senato Accademico difficilmente potrà essere il collegamento tra Ateneo/CdA e Dipartimenti. Inoltre il Senato Accademico sarà tanto più disomogeneo dal punto di vista disciplinare quanto più sarà rappresentativo della diversità disciplinare dell&#8217;Ateneo. Pertanto non può rappresentare un secondo livello, meno omogeneo del Dipartimento, ma più omogeneo dell&#8217;Ateneo. Minore è l&#8217;omogeneità più è difficile entrare nel merito. Meno si può entrare nel merito più è probabile che una logica distributiva sia l&#8217;unica esperibile.</p>
<p>Proviamo invece a mettere le nuove Facoltà tra Consiglio d&#8217;Amministrazione e Dipartimenti, con funzione di collegamento bidirezionale. In questo modo davanti a Rettore/Consiglio d&#8217;Amministrazione arrivano proposte vagliate da più livelli accademici, e quindi più robuste, più meditate, e più difficilmente rovesciabili all&#8217;ultimo stadio. Poichè queste sono le proposte originate nei Dipartimenti ecco che le proposte dei Dipartimenti arrivano in Ateneo più forti. La nuova Facoltà è retta da un nuovo Consiglio di Facoltà dove seggono i Direttori dei Dipartimenti costituenti e i Presidenti/Coordinatori dei Corsi di Laurea/Laurea Magistrale/Dottorato dei medesimi Dipartimenti. Quest&#8217;organo è espressione dei Dipartimenti ed è più omogeneo del Senato Accademico. Quindi permette quel coordinamento, quella sintesi, quella integrazione delle proposte dipartimentali su base di maggiore omogeneità relativa che il Senato Accademico difficilmente potrebbe realizzare.</p>
<p>Infine, conservare la terminologia storica Facoltà/Preside sarebbe importantissimo per la riconoscibilità all&#8217;esterno, nella società civile, e per evitare disorientamento. Paesi di storia più breve della nostra, come gli Stati Uniti, conservano la terminologia medioevale (e.g., Facoltà di Arti Liberali, insegnamenti di Retorica): perchè proprio noi, con una storia millenaria, dovremmo perderla?<br />
I colleghi da altri Paesi sono increduli e dicono: abbiamo sempre pensato che l&#8217;organizzazione dell&#8217;università storicamente venisse dall&#8217;Italia, come è possibile che proprio voi non abbiate più le Facultates oltre ai Dipartimenti?<br />
Si è intitolato il convegno &#8220;Atenei: Costruire le nuove identità&#8221;: come si può costruire il futuro e soprattutto nuove identità senza partire dalla storia, e non solo da quella recente?<br />
Innovare significa rinnovare i contenuti, non i nomi: i nomi classici restino, per mantenere la memoria storica, di cui si nutre l&#8217;identità.</p>
<p>Grazie dell&#8217;ospitalità,<br />
Maria Paola Bonacina<br />
(Professoressa Ordinaria)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: Giampietro Giudice</title>
		<link>http://240inpratica.net/atenei-costruire-le-nuove-identita/#comment-50</link>
		<dc:creator><![CDATA[Giampietro Giudice]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 15:17:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che tipo di accesso è previsto per la visione delle tavole sinottiche di cui ha parlato il Rettore dell&#039;Università di Bergamo?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che tipo di accesso è previsto per la visione delle tavole sinottiche di cui ha parlato il Rettore dell&#8217;Università di Bergamo?</p>
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