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	<title>Commenti a: Accesso aperto</title>
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	<description>Riforma Universitaria:seminari CRUI di accompagnamento all’applicazione della legge n. 240/2010</description>
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		<title>Di: Roberto Delle Donne</title>
		<link>http://240inpratica.net/accesso-aperto-e-statuti-universitari/#comment-51</link>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Delle Donne]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2011 06:31:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grazie delle osservazioni. Il gruppo Open Access della CRUI sta lavorando, da alcune settimane, anche all&#039;elaborazione di linea guida per la redazione dei Regolamenti.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie delle osservazioni. Il gruppo Open Access della CRUI sta lavorando, da alcune settimane, anche all&#8217;elaborazione di linea guida per la redazione dei Regolamenti.</p>
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		<title>Di: sandra di majo</title>
		<link>http://240inpratica.net/accesso-aperto-e-statuti-universitari/#comment-49</link>
		<dc:creator><![CDATA[sandra di majo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 16:21:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Condivido l&#039;idea di inserire nei nuovi Statuti un articolo sull&#039;accesso aperto ed il testo proposto. Suggerirei, anche come incoraggiamento ad intraprendere il lavoro, di indicare almeno i punti essenziali che dovrebbero apparire nel relativo Regolamento.
Grazie comunque per il lavoro.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido l&#8217;idea di inserire nei nuovi Statuti un articolo sull&#8217;accesso aperto ed il testo proposto. Suggerirei, anche come incoraggiamento ad intraprendere il lavoro, di indicare almeno i punti essenziali che dovrebbero apparire nel relativo Regolamento.<br />
Grazie comunque per il lavoro.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Roberto Delle Donne</title>
		<link>http://240inpratica.net/accesso-aperto-e-statuti-universitari/#comment-45</link>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Delle Donne]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 20:41:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Preliminarmente vorrei chiarire che la volontà di favorire la libera disseminazione in rete dei risultati delle ricerche condotte in Italia nelle università e nei centri di ricerca non mira a danneggiare gli interessi commerciali dei &#039;grandi&#039; editori. Essa scaturisce piuttosto dalla consapevolezza dei mutamenti strutturali che hanno investito il circuito commerciale dell’editoria scientifica a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, prima nelle università e nei centri di ricerca degli Stati Uniti, poi, dalla seconda metà degli anni Novanta, anche dell&#039;Europa.
D&#039;altronde, anche gli editori commerciali di riviste elettroniche perseguono politiche differenziate nei confronti del deposito degli articoli negli archivi istituzionali. Le loro scelte sono censite sul sito Sherpa-Romeo (Publisher copyright policies &amp; self-archiving), curato dall&#039;università di Nottingham: http://www.sherpa.ac.uk/romeo/. Navigando nelle sue pagine è ad esempio possibile sapere che Elsevier, uno dei maggiori editori che commercializza pacchetti di periodici, consente, a determinate condizioni, il deposito ad accesso aperto dei &#039;postprint&#039; degli articoli pubblicati in sue riviste. Comunque, prima di depositare un contributo in un archivio aperto, istituzionale oppure disciplinare che sia, è opportuno verificare che non si siano ceduti all&#039;editore tutti i diritti sull&#039;opera e - se lo si 
fosse fatto - che ne sia possibile la libera distribuzione in rete.
A riprova del fatto che tra i &#039;grandi&#039; editori commerciali e l&#039;accesso aperto possano persino esserci sinergie, ricordo che Elsevier è tra i partner di SCOAP3, un progetto, in fase di realizzazione presso il CERN di Ginevra, volto a garantire la pubblicazione, liberamente accessibile in rete, delle sette più importanti riviste nel campo della fisica delle alte energie, che raggruppano circa il 75% delle pubblicazioni del settore.
Le trasformazioni del mercato dell&#039;editoria scientifica intervenute negli ultimi anni inducono quindi anche i &#039;grandi&#039; operatori commerciali internazionali a rivedere le proprie strategie e ad avviare rapidi cambiamenti organizzativi.
D&#039;altra parte, negli ultimi anni, le biblioteche universitarie e degli enti di ricerca, non disponendo di budget illimitati e non potendo rinunciare all&#039;acquisto, a costi sempre crescenti, dei periodici dei grandi editori commerciali, ritenuti essenziali da moltissimi ricercatori dei settori STM (“Science”, “Technology”, “Medicine”), hanno finito col limitare, se non col cancellare gli acquisti dei prodotti di quell&#039;editoria scientifica commerciale &#039;minore&#039;, meno aggressiva dei &#039;grandi&#039; gruppi dominanti per modelli di business, gestionali e tecnologici, nonché più fortemente legata a comunità scientifiche, prevalentemente nazionali o regionali, ritenute meno competitive, nell&#039;attuale sistema internazionale della scienza, per la loro provenienza geografica e culturale, per la loro appartenenza istituzionale e linguistica. Le biblioteche universitarie, trascinate nella spirale del rialzo dei prezzi dei periodici dei &#039;grandi&#039; editori internazionali, sono state anche costrette a ridurre drasticamente gli acquisti delle &#039;monografie di ricerca&#039;, il prodotto preminente, nell’ambito delle scienze umane e sociali, per presentare i risultati di un articolato percorso di ricerca.
Proprio perché consapevoli di tali implicazioni, molti enti finanziatori, sia pubblici sia privati, come European Research Council, la Commissione Europea, Wellcome Trust, Telethon e il National Institutes of Health, sollecitano coloro che hanno ricevuto i loro finanziamenti a pubblicare ad accesso aperto.
In conclusione, le istituzioni impegnate a promuovere l&#039;accesso aperto (nel mondo sono già più di duecento: http://roarmap.eprints.org/), dalla Max-Planck-Gesellschaft alla CRUI, dalla Harvard Law Faculty all&#039;Istituto Superiore di Sanità di Roma, non sono animate 
dalla volontà di impegnarsi in campagne libertarie o di avventurarsi in spericolate sperimentazioni, quanto piuttosto dall&#039;intendimento di consentire ai propri ricercatori di disporre dei principali contributi scientifici di settore per essere competitivi sul piano nazionale e internazionale, assicurando, al tempo stesso, la più ampia diffusione possibile alle loro pubblicazioni.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Preliminarmente vorrei chiarire che la volontà di favorire la libera disseminazione in rete dei risultati delle ricerche condotte in Italia nelle università e nei centri di ricerca non mira a danneggiare gli interessi commerciali dei &#8216;grandi&#8217; editori. Essa scaturisce piuttosto dalla consapevolezza dei mutamenti strutturali che hanno investito il circuito commerciale dell’editoria scientifica a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, prima nelle università e nei centri di ricerca degli Stati Uniti, poi, dalla seconda metà degli anni Novanta, anche dell&#8217;Europa.<br />
D&#8217;altronde, anche gli editori commerciali di riviste elettroniche perseguono politiche differenziate nei confronti del deposito degli articoli negli archivi istituzionali. Le loro scelte sono censite sul sito Sherpa-Romeo (Publisher copyright policies &amp; self-archiving), curato dall&#8217;università di Nottingham: <a href="http://www.sherpa.ac.uk/romeo/" rel="nofollow">http://www.sherpa.ac.uk/romeo/</a>. Navigando nelle sue pagine è ad esempio possibile sapere che Elsevier, uno dei maggiori editori che commercializza pacchetti di periodici, consente, a determinate condizioni, il deposito ad accesso aperto dei &#8216;postprint&#8217; degli articoli pubblicati in sue riviste. Comunque, prima di depositare un contributo in un archivio aperto, istituzionale oppure disciplinare che sia, è opportuno verificare che non si siano ceduti all&#8217;editore tutti i diritti sull&#8217;opera e &#8211; se lo si<br />
fosse fatto &#8211; che ne sia possibile la libera distribuzione in rete.<br />
A riprova del fatto che tra i &#8216;grandi&#8217; editori commerciali e l&#8217;accesso aperto possano persino esserci sinergie, ricordo che Elsevier è tra i partner di SCOAP3, un progetto, in fase di realizzazione presso il CERN di Ginevra, volto a garantire la pubblicazione, liberamente accessibile in rete, delle sette più importanti riviste nel campo della fisica delle alte energie, che raggruppano circa il 75% delle pubblicazioni del settore.<br />
Le trasformazioni del mercato dell&#8217;editoria scientifica intervenute negli ultimi anni inducono quindi anche i &#8216;grandi&#8217; operatori commerciali internazionali a rivedere le proprie strategie e ad avviare rapidi cambiamenti organizzativi.<br />
D&#8217;altra parte, negli ultimi anni, le biblioteche universitarie e degli enti di ricerca, non disponendo di budget illimitati e non potendo rinunciare all&#8217;acquisto, a costi sempre crescenti, dei periodici dei grandi editori commerciali, ritenuti essenziali da moltissimi ricercatori dei settori STM (“Science”, “Technology”, “Medicine”), hanno finito col limitare, se non col cancellare gli acquisti dei prodotti di quell&#8217;editoria scientifica commerciale &#8216;minore&#8217;, meno aggressiva dei &#8216;grandi&#8217; gruppi dominanti per modelli di business, gestionali e tecnologici, nonché più fortemente legata a comunità scientifiche, prevalentemente nazionali o regionali, ritenute meno competitive, nell&#8217;attuale sistema internazionale della scienza, per la loro provenienza geografica e culturale, per la loro appartenenza istituzionale e linguistica. Le biblioteche universitarie, trascinate nella spirale del rialzo dei prezzi dei periodici dei &#8216;grandi&#8217; editori internazionali, sono state anche costrette a ridurre drasticamente gli acquisti delle &#8216;monografie di ricerca&#8217;, il prodotto preminente, nell’ambito delle scienze umane e sociali, per presentare i risultati di un articolato percorso di ricerca.<br />
Proprio perché consapevoli di tali implicazioni, molti enti finanziatori, sia pubblici sia privati, come European Research Council, la Commissione Europea, Wellcome Trust, Telethon e il National Institutes of Health, sollecitano coloro che hanno ricevuto i loro finanziamenti a pubblicare ad accesso aperto.<br />
In conclusione, le istituzioni impegnate a promuovere l&#8217;accesso aperto (nel mondo sono già più di duecento: <a href="http://roarmap.eprints.org/" rel="nofollow">http://roarmap.eprints.org/</a>), dalla Max-Planck-Gesellschaft alla CRUI, dalla Harvard Law Faculty all&#8217;Istituto Superiore di Sanità di Roma, non sono animate<br />
dalla volontà di impegnarsi in campagne libertarie o di avventurarsi in spericolate sperimentazioni, quanto piuttosto dall&#8217;intendimento di consentire ai propri ricercatori di disporre dei principali contributi scientifici di settore per essere competitivi sul piano nazionale e internazionale, assicurando, al tempo stesso, la più ampia diffusione possibile alle loro pubblicazioni.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: mauro guerrini</title>
		<link>http://240inpratica.net/accesso-aperto-e-statuti-universitari/#comment-42</link>
		<dc:creator><![CDATA[mauro guerrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 18:11:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ottima iniziativa!
Saluti,
Mauro Guerrini]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottima iniziativa!<br />
Saluti,<br />
Mauro Guerrini</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: carlo penco</title>
		<link>http://240inpratica.net/accesso-aperto-e-statuti-universitari/#comment-41</link>
		<dc:creator><![CDATA[carlo penco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 17:36:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ma se gli articoli delle riviste peer reviewed sono depositati e open access questo configura un conflitto enorme con le grandi  distribuzioni delle riviste on line. Sono curioso di capire come si risolve il problema. 
A meno che per &quot;open access&quot; si intenda rendere disponibili all&#039;interno di una rete di Ateneo i dati delle  grosse  case di distribuzione.
Se  bastasse aspettare 6-12 mesi e poi rendere tutto  disponibile a tutti per sempre, che fine faranno le banche dati di riviste a pagamento? 
E cosa vuol dire rendere disponibile, nel caso in cui NON voglia dire avvalersi dei servizi delle grandi catene di distribuzione a pagamento? Fare un deposito istituzionale degli articoli che peraltro vengono venduti dalla riviste? (sembra questo il suggerimento). La proposta è eccellente, e gira da anni, ma la fattibilità è ancora oscura. Sarebbe utile avere delle indicazioni delle questioni legali a proposito. Certo ho diritto a mettere on line una copia dei miei lavori che non riproduca &quot;esattamente&quot; la copia depositata nella rivista in formato elettronico. Ma come è possibile mettere on line gratuitamente la copia ufficiale dalla rivista, che è  a pagamento?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma se gli articoli delle riviste peer reviewed sono depositati e open access questo configura un conflitto enorme con le grandi  distribuzioni delle riviste on line. Sono curioso di capire come si risolve il problema.<br />
A meno che per &#8220;open access&#8221; si intenda rendere disponibili all&#8217;interno di una rete di Ateneo i dati delle  grosse  case di distribuzione.<br />
Se  bastasse aspettare 6-12 mesi e poi rendere tutto  disponibile a tutti per sempre, che fine faranno le banche dati di riviste a pagamento?<br />
E cosa vuol dire rendere disponibile, nel caso in cui NON voglia dire avvalersi dei servizi delle grandi catene di distribuzione a pagamento? Fare un deposito istituzionale degli articoli che peraltro vengono venduti dalla riviste? (sembra questo il suggerimento). La proposta è eccellente, e gira da anni, ma la fattibilità è ancora oscura. Sarebbe utile avere delle indicazioni delle questioni legali a proposito. Certo ho diritto a mettere on line una copia dei miei lavori che non riproduca &#8220;esattamente&#8221; la copia depositata nella rivista in formato elettronico. Ma come è possibile mettere on line gratuitamente la copia ufficiale dalla rivista, che è  a pagamento?</p>
]]></content:encoded>
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