Internazionalizzazione e Statuti – Proposte

· Internazionalizzazione
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Proposte concrete per gli Statuti – discusso nel seminario organizzato lo scorso 4 marzo, in collaborazione con i Bologna Expert e dedicato al tema dell’internazionalizzazione in rapporto alle modifiche statutarie attualmente in corso.

Punto 1 – Principi generali
L’internazionalizzazione è certamente un mezzo ma è anche un fine dell’azione universitaria. In questo senso essa può essere intesa come un principio costitutivo dell’università. Pertanto si dovrebbe fare esplicito riferimento all’internazionalizzazione negli articoli iniziali degli statuti, quelli in cui di solito viene enunciata la “mission” dell’università, con un chiaro richiamo al Processo di Bologna e allo Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore, oltre che alla Magna Charta.
Esempi di affermazioni generali:
L’Ateneo riconosce la propria appartenenza allo Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore e ne fa propri principi e strumenti.
L’internazionalizzazione dell’Università è obiettivo strategico da perseguire in coerenza con gli impegni assunti nell’ambito del Processo di Bologna.
L’Università aderisce ai principi ispiratori della Magna Charta Universitatum.
Le principali modalità di internazionalizzazione adottate sono:  - l’aggiunta di una dimensione internazionale alla formazione dei laureati, a tutti i livelli, per arricchirne la preparazione e potenziarne l’occupabilità non solo entro i confini nazionali;  - l’attrazione dall’estero di docenti e studenti di qualità;  - l’inserimento dell’Ateneo in reti internazionali di didattica e di ricerca. A tal fine, l’Ateneo si dota di un Piano strategico per l’internazionalizzazione.
Per contribuire con le sue attività all’internazionalizzazione del territorio in cui opera,  l’Ateneo persegue sinergie con enti ed organizzazioni locali.

Punto 2 – Internazionalizzare le Istituzioni
Si dovrebbe prevedere sia un articolo generale, sia norme all’interno di articoli relativi a competenze di organismi, strutture, etc..
Nell’articolo generale occorre sottolineare che la tensione verso l’internazionalizzazione serve a meglio definire, in piena autonomia,  il  profilo didattico-scientifico dell’Ateneo  e ad acquisire maggiore  visibilità nel contesto globale dell’istruzione superiore.
Negli articoli su competenze etc. si possono considerare i punti seguenti.
Competenze del CDANell’articolo che detta i principi ai quali il CdA si deve attenere per l’elaborazione della programmazione triennale, lo statuto dovrebbe prevedere uno specifico comma in cui, accanto ai principi tradizionali (efficienza, responsabilità finanziaria, qualità, eccellenza ecc.), si faccia chiaro riferimento a specifici programmi/impegni per l’internazionalizzazione della didattica e della ricerca.
Funzioni del Nucleo di ValutazioneNell’articolo sulle funzioni del Nucleo di Valutazione si dovrebbe prevedere che la verifica dell’attività didattica e di  ricerca dei dipartimenti tenga in massima considerazione il livello e la qualità dell’internazionalizzazione, anche sulla base dei risultati conseguiti attraverso valutazioni esterne/internazionali ed il  dialogo con il territorio.In particolare, si dovrebbe valutare la capacità di attrazione sia delle Lauree magistrali che dei dottorati di ricerca per un’utenza internazionale.Occorre quindi prevedere appositi strumenti di monitoraggio interno. Sarebbe anche utile introdurre un riferimento al documento del processo di Bologna sulla qualità, European Standards and Guidelines, approvato dai Ministri nel 2005.
Funzioni dei Dipartimenti e delle Strutture di raccordo (S2)L’internazionalizzazione dovrebbe essere chiaramente enunciata come criterio di riferimento per l’attività dei dipartimenti e delle strutture di raccordo (S2). Ad esempio: se il dipartimento deve elaborare il piano triennale della ricerca, deve essere specificato che esso è finalizzato al perseguimento, oltre che della qualità, dell’eccellenza in termini generali, anche specificamente al miglioramento del livello di internazionalizzazione delle attività di ricerca e della produzione scientifica. Se le S2 devono elaborare un piano triennale della didattica esse devono farlo non solo in base ai criteri della quality assurance, dell’eccellenza, della coerenza formativa, ecc., ma anche in base al criterio della crescente internazionalizzazione delle attività stesse.Il presidio dell’internazionalizzazione dovrebbe essere una delle competenze attribuite alle strutture (Dipartimenti, S2). In questo senso potrebbe essere anche previsto un Comitato di Ateneo per l’internazionalizzazione, formato dai rappresentanti delle strutture. Detto comitato (presieduto dal Rettore o suo delegato) avrebbe compiti di proposta sull’internazionalizzazione della didattica e della ricerca per i due organi collegiali di Ateneo, anche in previsione del contenuto della programmazione triennale.

Punto 3 – Internazionalizzare l’offerta  formativa
Nelle enunciazioni generali sull’offerta formativa è opportuno che vi sia un preciso riferimento agli impegni assunti dal Paese nell’ambito del Processo di Bologna, che prevedono per i corsi di studio un grado di flessibilità tale da consentire a ogni studente di contribuire alla progettazione della propria formazione e di muoversi agevolmente  tra i diversi livelli o all’interno di essi.
In tale contesto, l’Ateneo rafforza il carattere e l’apertura internazionale della propria offerta formativa incentivando l’apertura dei corsi di secondo e terzo livello alla partecipazione di studenti internazionali attraverso una maggiore flessibilità dei requisiti di ammissione oltre che dei curricula.
L’Ateneo internazionalizza la propria offerta formativa:  - con l’attivazione di corsi di studio internazionali, anche in un’altra lingua veicolare;  - di corsi di studio integrati/congiunti con Atenei di altri paesi per il conseguimento di titoli congiunti o doppi;  - di percorsi formativi collaborativi basati sulla  mobilità strutturata e finalizzati al rilascio del doppio titolo. Sono previsti anche accordi e convenzioni interateneo e la partecipazione a reti internazionali.
Il livello e le aree didattiche da incentivare per l’attivazione di tali iniziative sono definiti ciclicamente sulla base delle proposte presentate e dei risultati conseguiti nei vari settori.

Punto 4 – Internazionalizzare il corpo docente
Al fine di favorire la mobilità dei docenti italiani, viene data la possibilità ai professori ed ai docenti di svolgere un’attività didattica e di ricerca presso università o enti di ricerca esteri, previa autorizzazione del Rettore che valuta la compatibilità con l’adempimento degli obblighi istituzionali.
Al fine di internazionalizzare il corpo docente possono essere attribuiti contratti di insegnamento a docenti e studiosi stranieri. Inoltre, possono essere attribuiti assegni di ricerca anche a studiosi italiani o stranieri che hanno conseguito il dottorato di ricerca, o titolo equivalente, all’estero ovvero a studiosi stranieri con un dottorato di ricerca italiano, aderendo ai principi enunciati nella carta europea dei ricercatori.
E’ prevista altresì la figura del Visiting Professor (VP) e del Visiting Scholar (VS). Le modalità di partecipazione dei VP e dei VS alle attività didattiche dell’Ateneo saranno definite in appositi regolamenti. L’attribuzione di fondi ai vari settori per l’invito di VP e VS  sarà definita ciclicamente sulla base delle proposte presentate e dei risultati conseguiti.

Punto 5 – Internazionalizzare il corpo studentesco
Mobilità degli studenti
L’Ateneo fa propria l’esigenza degli studenti di arricchire la  formazione universitaria con periodi di studio o tirocinio all’estero. Si impegna ad accrescere le opportunità offerte agli studenti per una mobilità di qualità in tutte le aree disciplinari, destinandovi strutture e risorse adeguate. Garantisce il pieno  riconoscimento accademico di tali periodi attraverso una normativa specifica nel Regolamento Didattico di Ateneo. Incoraggia i singoli Corsi di Studio a creare le condizioni accademiche necessarie per una diffusa mobilità internazionale degli studenti, quali la flessibilità dei curricula e l’integrazione dei periodi di studio all’estero nella struttura dei percorsi formativi.
Per agevolare la mobilità degli studenti, l’Ateneo ne rafforza le competenze linguistiche e adotta  strumenti quali il Diploma Supplement e la certificazione di studio in lingua veicolare.

Riconoscimento dei titoli
L’Ateneo aderisce ai principi espressi nella Convenzione sul riconoscimento dei titoli dell’istruzione superiore firmata a Lisbona l’11 aprile 1997, ratificata dall’Italia, e si impegna a valutare le richieste di riconoscimento dei titoli esteri esclusivamente sulla base delle conoscenze e delle competenze acquisite dai candidati, rifiutando ogni possibile discriminazione.L’idoneità dei titoli esteri ai fini dell’accesso ai corsi è valutata utilizzando anche il Quadro italiano dei titoli e i Quadri esteri analoghi in adesione agli obiettivi dello Spazio europeo dell’istruzione superiore.Le modalità di riconoscimento dei titoli stranieri e dei periodi di studio effettuati all’estero saranno definite attraverso una normativa specifica nel Regolamento Didattico di Ateneo.

Documenti e video completi su http://streaming.crui.it/240/

 

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